Da grande.

Mercoledì, caffè in mano e una valigia da riempire perché domani si riparte. Mi rendo conto solo ora che le energie spese per scrivervi delle cinquanta sfumature di protezione solare necessarie per un viaggio a Zanzibar sono state vane perché l’articolo non é mai stato pubblicato.

Mi farò perdonare, lo prometto. E lo farò anche per essere sparita in questo periodo ma ho avuto un momento di blackout dove nel buio ho fatto i conti con lemiemillemilame.

Credo che un blog di viaggi che si rispetti debba raccontarvi anche di quelle rotte verso il cuore e questo è il risultato dei miei pensieri in questi mesi.

Negli ultimi anni mi sono ritrovata a riflettere su chi volevo essere da grande. Manager, stilista, designer d’interni, segretaria, commessa, attrice, psicologa, scrittrice, agente. Magari tutto insieme.
Ad un certo punto mi convincevo persino di fare specialistica in Cazz e master in Ammazz per concludere poi in un mistico incontro con Malgioglio. In questo guazzabuglio di idee più o meno applicabili alla vita reale, c’erano pure un sacco di omini rompicoglioni che: “ma allora perché hai fatto il classico?” “perché hai fatto l’università?” “perché hai fatto quella facoltà?”, ma allora “perché non ti fai i cavoli tuoi?”, pensavo io ad ogni obiezione.
Così ho deciso di dedicarmi a me stessa per un po’ e, complice un ragazzotto alto dagli occhi grandi e marroni con la pazienza di un pover uomo chiuso in uno stanzino con dieci tortore depresse che gli cantano nelle orecchie, sono andata alla ricerca del mio Io più nascosto.
E tra mille viaggi qua e là, per la prima volta ne ho fatto uno alla ricerca di quella Me intrappolata in qualche tombino attappato di Roma.
Alla fine di questo percorso introspettivo, come disse Simona Ventura 《dada tracta est》 e, non dico che le mie scelte siano state sbagliate perché tutto è servito e tutto è tanto importante, ma sono giunta alla conclusione che il problema è stato da sempre quello di non aver mai indossato qualcosa di adatto a me (cosa che più volte mi ha fatto ampiamente invidiare tutti gli studenti di medicina che sanno da sempre chi vogliono essere, bashtardi!).
Oggi ho messo un po’ a posto il mio caos e ho deciso di fare tutte quelle cose che semplicemente mi rendono felice, abbandonando le paure e le ansie e trovando quel punto fisso che tanto mi é mancato, proprio dentro di me. Dove sta Lui.
Non so come andranno le cose ma per ora questo vestito chiamato vita mi sta un po’ meglio.

A presto!

Chicca.

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